la tentazione di abitare

2009 octobre 23
par Marta Orlando

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Feroce avversario del funzionalismo, dei miti illuministici, della città razionale e dell’ideologia lecorbusieriana della macchina per abitare, Constant dal 1956 al 1960 è stato compagno di strada di Guy Debord, dopo essere passato per l’esperienza del CoBrA, un raggruppamento di artisti di diversa nazionalità che nel dopoguerra hanno aperto all’espressionismo astratto.

Segnato dall’insegnamento di Van Eyck, dalle teorie del Team X e del gruppo che si raccoglie intorno alla rivista Forum, ma soprattutto dalla lettura di Homo Ludens di Huizinga, l’architetto e artista olandese ha propugnato la città non stanziale e, pertanto, l’abolizione della l’organizzazione dello spazio in funzione dell’ottimizzazione dei processi, delle routine e delle abitudini. Intendendo la vita come un viaggio infinito attraverso un mondo che cambia così rapidamente da apparire sempre un altro. “L’urbanistica, per come viene concepita oggi – afferma Constant – è ridotta allo studio pratico degli alloggi e della circolazione come problemi isolati. La mancanza totale di soluzioni ludiche nell’organizzazione della vita sociale impedisce al’urbanistica di levarsi al livello della creazione, e l’aspetto squallido e sterile di molti quartieri ne è l’atroce testimonianza”.

Centrale nell’estetica di Constant è il concetto di situazione cioè “ l’edificazione di un microambiente transitorio e di gioco per un momento unico della vita di poche persone ”. Che trova concretizzazione nell’invenzione di una città ideale, pensata sino al dettaglio e battezzata New Babylon, per sottolineare l’obiettivo di confondere le lingue, destrutturare i comportamenti acquisiti, rifuggire dalle città ordinate e zonizzate e acquisire tutto ciò che là vi è precluso.

E anche per riacquisire all’uomo la condizione nomade degli zingari, in cui l’architettura si confonde con il paesaggio in un continuum senza frontiere, senza fine. In aperta opposizione alla concezione heideggeriana dello spazio, inteso come luogo cristallizzato, idolatria dell’immobile e negazione della dimensione temporale del divenire.

Trasformata in azione, comportamento, prassi, la nuova urbanistica acquista centralità rispetto alle altre arti che scompaiono in quanto discipline indipendenti. Nella New Babylon qualsiasi uomo diventerà artista e non ci sarà più bisogno di delegare questa attività fondamentale ad alcuni eletti che, per praticarla, si sono sinora rinchiusi all’interno di spazi specialistici quali gallerie o musei.

L’uomo nella foto si chiama Vittorio Faraci, e vive a Roma, per strada da trent’anni.

L’ho incontrato per caso, camminando, e prima di vedere lui vidi la sua “casa” un involucro di cartoni sovrapposti, sui quali Vittorio aveva scritto dei messaggi per i passanti, messaggi che rimandavano alla crisi economica e abitativa, al signoraggio bancario, alla politica stantia e corrotta di questo Paese.

Mi colpì l’incisività delle sue parole scritte, e mi fermai a chiacchierare con lui, e lui,con una disponibilità che non si incontra facilmente nella frenesia maniacale dei ritmi quotidiani romani iniziò a estrarre dalla sua “casa” decine e decine di volantini, fotocopie, progetti per una nuova città utopica per i senzatetto, e mentre parlavamo mi veniva in mente New Babylon, la sua idea di urbanistica somigliava sempre di più a quella di Constant.

Era stupefacente, a distanza di quarant’anni, le necessità dell’uomo non erano cambiate, il sistema abitativo non era cambiato, inoltre sicuramente Vittorio non poteva essere a conoscenza del saggio di Constant, e mi colpì molto quella spontaneità delle intenzioni, un progetto utopico affascinante, ripetuto materialmente da un uomo senza fissa dimora.

La sua modalità di occupazione provvisoria di un marciapiede per edificare una cellula abitativa cosi effimera, così delicata da poter essere spazzata via dal primo vento autunnale, somiglia sempre di più al carattere impermalente degli esseri umani.

Text and picture by Marta Orlando.

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