la tentazione di abitare

2009 novembre 13
by Marta Orlando

4 villaggio coppola

Il Villaggio Coppola, conosciuto anche con il nome di Pinetamare, è una  frazione di Castelvolturno, comune periferico di Caserta.

Il Villaggio, costruito in modo completamente abusivo, è tristemente noto come un simbolo della speculazione edilizia in Italia, tanto da essere riconosciuto come città abusiva, per antonomasia.

Sorse negli anni ‘60, nel luogo dove si trovano le dune costiere di Castelvolturno, con lo scopo di creare un centro turistico balneare polivalente.

Questa cittadella, che ebbe un cospicuo impatto sull’ambiente naturale circostante già provato dalle numerose speculazioni, fu uno dei casi di abuso edilizio più clamorosi della storia italiana, con una lunga storia giudiziaria che partì negli anni ’70, e nonostante le numerose denuncie, i primi procedimenti iniziarono solo nel 1998, e l’anno successivo iniziò l’abbattimento dei primi grattacieli.

l’abbattimento dei due grattacieli, porta in sé simbolicamente un valore formale nell’opinione comune delle persone che abitano il litorale domizio, anche se, il gesto fisico dell’abbattimento non è bastato a cancellare la vocazione d’uso di un frammento urbano, nato abusivamente, e denso di significati e significanti che hanno a che fare con la criminalità organizzata, in tutti gli aspetti del quotidiano.

Il villaggio, serve da città abusiva fortificata, tutto quello che succede all’interno, che sia il pagare l’affitto senza un contratto, il traffico di stupefacenti, la tratta delle prostitute hanno a che fare con il medesimo sistema, in questo microcosmo si consuma la tragedia umana, ed è normale così, non c’è molta alternativa per gente che nasce qui.

Qui si nasce, si cresce e si muore, e quelli che muoiono prima rispetto alla media, muoiono tutti allo stesso modo, omicidi, regolamento di conti, overdose.

C’è una somiglianza ideale e formale tra i labirinti del Villaggio Coppola e Kowloon Walled City di Hong Kong, demolita e sfollata nel 1993, anche qui vige la regola di entrare vivi e non sapere di uscirne fino alla fine, più volte, ho avuto seri problemi con le persone che ci vivono, tutti gli scatti che ho fatto sono stati in qualche modo “rubati”, la gente vedeva la macchina fotografica e cercava di allontanarmi in qualsiasi modo.

Malgrado il degrado, malgrado le palazzine in completo dissesto, malgrado le travi e i pilastri che si piegano come castelli di carta, e le facciate che mutano continuamente colore e forma per via dell’erosione del sale marino, le  persone che abitano qui, che occupano abusivamente alloggi pieni di muffa ,sempre in perenne trasformazione, sono intenzionate a rimanerci,  si sentirebbero spaesate lontano dalla loro fortezza, qui, in qualche modo, paradossalmente, il sistema criminale, che frutta centinaia di morti all’anno, li protegge, dà a loro, il diritto di esistere.

Text and picture by Marta Orlando

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