la tentazione di abitare

Flaneur-città-viaggio.
“Nomade” da un termine greco che significa “pastore” è l’aggettivo con cui vengono solitamente qualificati i gruppi e le persone che modificano continuamente il loro insediamento e che quindi non hanno un domicilio fisso.
Avere un domicilio fisso oggi è un punto di riferimento giuridico, amministrativo e civile determinante, di fatto la legislazione è concepita in relazione alla condizione sedentaria. In quest’ottica il nomade viene classificato come essere errante, instabile e perciò pericoloso, allo stesso modo vengono considerati gli stranieri e gli extracomunitari.
L’attualità del tema si deve al fatto che ci troviamo a doverci confrontare con un’ondata crescente di migrazioni, e per migrazioni non si intendono solo quelle dovute alle condizioni di povertà che spingono i popoli del sud del mondo verso l’Occidente, ma anche quelle legate alla società dei consumi.
Ci si trova quindi davanti ad una dicotomia, il nomadismo del bisogno, ed il nomadismo del consumo, cioè i prodotti che accompagnano un turismo di massa numeroso e multiforme.
In questa dicotomia si fonda nella realtà contemporanea la dimensione dello spazio da abitare, che è ormai una questione cruciale, legata alla definizione dell’identità individuale e collettiva.
È da sempre la necessità primaria dei popoli sedentari, con l’architettura, con le città, si misura il rapporto tra storia ed identità, o come direbbe Benjamin tra “destino e carattere”.
Ma il panorama contemporaneo offre molteplici soluzioni, partendo dal presupposto che il nostro tempo è liquido e permeabile, si assiste ad una crescente difficoltà di mettere a sistema la definizione dello spazio abitativo; su questo interviene ancora una volta Benjamin , sulla metafora del viaggio e sul tema della città, il flaneur da lui descritto nel “Passaggi Parigini” non è nient’altro che il navigatore del web, l’autore stesso, comportandosi da flaneur è antesignano delle forme di comunicazione più avanzate attraverso la rete, anche perché, contrariamente alle esperienze dada, la navigazione di Benjamin avviene essenzialmente nella Biblioteca Nazionale di Parigi.
È su questo panorama che si innestano i non luoghi, oltre quelli fisici di Augè, aereoporti, stazioni, centri commerciali e tutte le strutture che si fondano sugli interstizi , ci sono non luoghi metafisici che riguardano il vivere contemporaneo, il tessuto spugnoso, rizomatico e transitorio dell’uomo che ha perso, tornando al punto di partenza del suo stato primordiale, la sedentarietà obbligata.
text and picture by Marta Orlando.











