la tentazione di abitare

Panorama Zero.
“Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo. Trascorrendo gli anni, popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne,di baie, di navi, d’isole, di pesci, di dimore, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l’immagine del suo volto”.
Jorge Luis Borges.
Nella fotografia, nel cinema, nella comunicazione di massa e nelle più svariate espressioni il paesaggio è il protagonista della cultura contemporanea. I personaggi tacciono e lasciano parlare i luoghi. Il paesaggio ritorna dunque ad essere un’intensa esperienza estetica, nata dall’incontro tra visione spaziale e narrazione, tra mondo sensibile e universo della mente. In questo momento storico carico di stimoli e significati legati al passaggio simbolico ad un nuovo millennio, porta aperta verso un futuro sempre più vicino, le dimensioni vitali dello spazio e del tempo sembrano concentrarsi, catalizzate da un presente magnetico, complesso e difficile da decifrare, e vengono continuamente rielaborate dall’uomo, nel tentativo di condensare nel “qui ed ora” tutta l’esperienza del passato e tutte le aspettative per il futuro. In un mondo sempre più caotico, globalizzato ma iperspecializzato e locale allo stesso tempo, l’individuo spesso prova un sentimento di spaesamento, non riconosce più la sua realtà e perde i suoi punti di riferimento.
Un forte semplificatore nell’ambito della comunicazione e dell’espressione è allora costituito dal ricorso alla forza intrinseca dei luoghi, alla loro capacità di esprimere in modo diretto e immediato la realtà di vita, sia interiore che esteriore, dell’uomo e della collettività sociale.
Il paesaggio viene così utilizzato come metafora visiva ed estetica e ritorna con diverse modalità espressive.
Da un lato il landscape diventa un vero e proprio racconto visivo, una stratificazione di segni da cui emergono storie, capaci di evocare il passato della terra e dell’uomo, denso di memorie e di significati. In questo caso si tratta soprattutto di un paesaggio naturale ed ancestrale che, tramite un legame diretto con le culture native, ripropone una realtà originaria più semplice, perché libera dalle complicazioni che l’uomo stesso ha creato intorno a se’ nel corso del processo evolutivo.
Il paesaggio è quindi, in questa chiave di lettura, una proposta per contrastare lo spaesamento, e rappresenta una via per ritrovare la sicurezza e le radici in cui riconoscersi.
Accanto a questa accezione tradizionale, convive anche una seconda modalità con la quale il paesaggio si fa invece espressione stessa dello spaesamento, diventando sfondo indefinito per il soggetto della comunicazione, ambientazione importante proprio per la sua indeterminatezza. In questo caso prevale in genere lo scenario urbano, e soprattutto la rappresentazione di spazi in cui chi li attraversa non può leggere nulla, ne’ della sua identità personale ne’ di quella collettiva. Si tratta dei non-luoghi, come li ha definiti l’antropologo francese Marc Augé nel suo libro omonimo e nel successivo Disneyland e altri nonluoghi incroci stradali, ipermercati, aree di stoccaggio, parcheggi ed aeroporti.
Posti senza memoria ne’ traccia del passato, senza forma per il futuro, condannati per questo ad esprimere la desolazione e la sensazione di spaesamento dell’uomo contemporaneo di fronte a ciò che sta divenendo il mondo.
text and photo by Marta Orlando.











