la tentazione di abitare

« La casa è un organismo in diretto rapporto con l’uomo, è la sua continuazione nell’ambiente esterno, la sua affermazione nello spazio » ‘ Giancarlo De Carlo.
La nostra cultura e la nostra società hanno subito, nel corso dell’ultimo secolo profondi cambiamenti, che hanno sostanzialmente modificato il nostro approccio verso le tematiche dell’abitare e del vivere cittadino. All’interno del dibattito architettonico, il tema dell’abitazione, soprattutto quella a basso costo, è stato dimenticato negli ultimi decenni del secolo scorso, spesso in favore dell’architettura dai temi che possono muovere grandi capitali, assolvere funzioni referenziali, contribuire a determinare la ribalta dello starsystem, da questa stessa alimentati. Nel loro complesso, le problematiche attuali connesse al tema dell’alloggio rispecchiano i mutamenti epocali che stanno avvenendo in modo sempre più veloce, sempre più globale, che mettono in campo richieste sempre meno standardizzabili, ma che comunque non possono sottrarsi alla scala dei grandi numeri.
Si sono sostituiti quindi ai classici valori di stabilità e durabilità, da sempre legati all’architettura, nuovi concetti come temporaneità, flessibilità, mobilità. La casa contemporanea può facilmente diventare una dimora temporanea, emblema della mobilità che caratterizza la nostra epoca.
L’uomo in funzione della temporaneità diventa, o forse ritorna, nomade, attraversa quotidianamente frontiere culturali, fìsiche e immateriali, per adeguarsi alle condizioni di flessibilità di vita, e anche flessibilità di lavoro.
Chiaramente anche in questo caso, sotto la medesima etichetta di squat vengono raccolte differenti esperienze, che hanno anche un valore politico e sociale estremamente diverso, ma che tuttavia partono dal medesimo bisogno: la ricerca di una casa. Questi casi di architettura per così dire « anarchica », seppure tutte o quasi, forme di autocostruzione, spesso illegali e al limite della dignità umana, rappresentano dei modelli di insediamento interessanti, che offrono una risposta autoprodotta ad un bisogno reale di abitazioni a basso costo e immediatamente disponibili, problemi che affliggono anche le nostre città e cui tutt’oggi non si è ancora stato in grado di rispondere, forse proprio perchè vi è un rifiuto di adottare forme diverse di abitazione da quelle tradizionali.
E così, anche all’interno di strutture inospitali, non si rinuncia al tentativo di estetizzare, di rendere accogliente l’occupazione abusiva di immobili, o di parti di essi, dove manca l’accesso ai servizi primari, ma non si rinuncia ad una fioriera o alle tende alle finestre, malgrado non ci siano reti fognarie, o elettricità, le persone che ci vivono hanno come priorità il bisogno di avvicinarsi all’archetipo di casa, e gli interventi che si operano sono mutuati dal modello di casa occidentale.
Text and picture by Marta Orlando.
