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	<title>Droit de Cités &#187; La tentazione di abitare / Marta Orlando</title>
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			<title>Droit de Cités</title>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 11:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
 
Concludo questo workshop senza un ulteriore testo, senza una didascalia, senza voler aggiungere niente, se non una citazione di Kobo Abe del 1967:
&#171;&#160;la città: un infinito limitato, un labirinto dove non ci si perde mai.&#160;&#187;
 
Picture by Marta Orlando.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6488" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/06/droit2.jpg" alt="droit2" width="607" height="355" /></p>
<p> </p>
<p>Concludo questo workshop senza un ulteriore testo, senza una didascalia, senza voler aggiungere niente, se non una citazione di Kobo Abe del 1967:</p>
<p><em>&laquo;&nbsp;la città: un infinito limitato, un labirinto dove non ci si perde mai.&nbsp;&raquo;</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Picture by <strong>Marta Orlando.</strong></em></p>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/06/04/la-tentazione-di-abitare-33/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 13:10:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
La città moderna, nel suo evolversi metropolitano, irradia dal suo centro, travolgendo ogni antica persistenza. I suoi insediamenti diventano “casi” del suo sistema irradiante, lungo gli assi centro-periferia.
Ma si assiste ad un fenomeno che, ad un certo punto appare irreversibile: questa espansione si fa sempre più occasionale, sempre meno programmata e governabile. Quanto più la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6366" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/06/pub-droit2.jpg" alt="pub droit2" width="604" height="311" /></p>
<p><em>La città moderna, nel suo evolversi metropolitano, irradia dal suo centro, travolgendo ogni antica persistenza. I suoi insediamenti diventano “casi” del suo sistema irradiante, lungo gli assi centro-periferia.</em></p>
<p><em>Ma si assiste ad un fenomeno che, ad un certo punto appare irreversibile: questa espansione si fa sempre più occasionale, sempre meno programmata e governabile. Quanto più la “rete nervosa” metropolitana si dilata, quanto più divora il territorio circostante, tanto più il suo spirito sembra smarrirsi; più essa diventa potente, meno sembra in grado di ordinare-razionalizzare la vita che vi si svolge.</em></p>
<p><strong>Massimo Cacciari</strong>.</p>
<p>Questa ricerca è incentrata sugli sviluppi eterogenei del territorio, sulle potenzalità degli angoli apparentemente invisibili, in contrapposizione alle eccellenze architettoniche. L’effetto global ha messo in luce la perdita del valore simbolico delle città, si assiste ad uno sviluppo insensato e senza meta delle maglie metropolitane, e non vi è più all’interno dei luoghi una dimensione organica.</p>
<p>La possibilità di fissare dei confini topografici è oggi impensabile, non distinguendo più il centro dalla periferia, la città è ovunque, e quindi, non vi è più città.</p>
<p><em>Text and picture by <strong>Marta Orlando.</strong></em></p>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 11:25:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il tipo di paesaggio proposto da Gilles Clément con il termine Terzo Paesaggio non è il  paesaggio  montuoso e interrogativo di Musil, né il formicaio metropolitano di Bret Easton Ellis: è il ciglio della strada. Non sono i ricchi giardini goethiani né i deserti di Coetzee: sono i bordi dei campi, quelli dove cresce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-6314" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/05/TERZO1-1024x657.jpg" alt="TERZO" width="600" height="265" /></p>
<p>Il tipo di paesaggio proposto da Gilles Clément con il termine Terzo Paesaggio non è il <a href="http://www.shvoong.it/tags/paesaggio/"></a> paesaggio  montuoso e interrogativo di Musil, né il formicaio metropolitano di Bret Easton Ellis: è il ciglio della strada. Non sono i ricchi giardini goethiani né i deserti di Coetzee: sono i bordi dei campi, quelli dove cresce un’erba strana, senza nome. Non è la città, né la campagna: è un’aiuola dismessa. Non è l’infinito, né il finito: è l’indefinito, l’idecisione.</p>
<p>È definito come residuo, rifugio per la diversità, costituiti dalla somma delle riserve e degli insiemi primari.</p>
<p>Il carattere indeciso del Terzo Paesaggio corrisponde ad un’evoluzione lasciata all’insieme degli esseri biologici che compongono il territorio, in assenza di ogni decisione umana.</p>
<p>Il paesaggio che ci circonda  è molto più di quello che vediamo, che ci sono delle zone che sfuggono al nostro controllo e che, pur avendo uno straordinario potenziale politico, meritano rispetto per la loro verginità e per la loro disposizione naturale all’indecisione. Che il ciglio della strada, l’orlo dei campi, una torbiera o un piccolo orto non più coltivato, un piazzale invaso dalle erbacce o il margine di un’area industriale, laddove non ci sia (o non ci sia più) l’intervento dell’uomo, sono  spazi interstiziali  dove trova rifugio la diversità. E dove, in potenza, potrebbero nascere cose nuove, case nuove, idee nuove, forze nuove, e una nuova modalità di lettura e scrittura del territorio.</p>
<p><em>Text and picture by <strong>Marta Orlando.</strong></em></p>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/05/21/la-tentazione-di-abitare-31/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 12:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
“la città, dove diventiamo cittadini e possiamo essere visti, comincia appena fuori la nostra porta, laddove la strada simboleggia la vita pubblica. Se come credevano i greci, gli déi delle nostre erranze hanno creato le prime strade, allora mi spingerei fino a dire che camminare sulle loro tracce è pietas e che, in termini politici, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-6164" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/05/dro1-300x89.jpg" alt="dro" width="350" height="132" /></p>
<p>“<em>la città, dove diventiamo cittadini e possiamo essere visti, comincia appena fuori la nostra porta, laddove la strada simboleggia la vita pubblica. Se come credevano i greci, gli déi delle nostre erranze hanno creato le prime strade, allora mi spingerei fino a dire che camminare sulle loro tracce è pietas e che, in termini politici, il paesaggio migliore, la strada migliore, sono quelli che suscitano un moto verso uno scopo socialmente desiderabile”</em></p>
<p>J.B.Jackson.</p>
<p>La transumanza nomade, considerata generalmente come l’archetipo di ogni percorso, è stata lo sviluppo delle interminabili erranze sin dal paleolitico.</p>
<p>L’erranza primitiva ha continuato a vivere nella religione, il percorso assume un carattere rituale, nelle forme letterarie, trasformandosi in seguito in percorso sacro, danza, pellegrinaggio, processione.</p>
<p>Dalla primitiva separazione dell’umanità in nomadi e sedentari deriverebbero due diversi modi di abitare il mondo, e quindi di concepire lo spazio. È convinzione diffusa che i sedentari, in quanto abitanti delle città, sono da considerare come gli “architetti”, mentre i nomadi, in quanto abitanti del deserto dovrebbero essere considerati come “anarchitetti”. Secondo una rilettura ermeneutica della genesi ad opera di Bruce Chatwin ne “<em>Le vie dei canti</em>”, o di Emanuele Turri, in “<em>Gli uomini</em> <em>delle tende</em>” , altri testi letterari fondati sul carattere dello spazio nomade è fin dal dal mito di Caino e Abele che si separa l’anima sedentaria da quella nomade dell’uomo.</p>
<p>L’atto di camminare, quindi pur non essendo partecipativo alla costruzione fisica dello spazio, inaugura in termini simbolici e percettivi la trasformazione dei luoghi, data anche solo la presenza fisica dell’uomo, camminare produce luoghi, è un atto creativo che simultaneamente legge e descrive il territorio.</p>
<p><em>Text and pictures by <strong>Marta Orlando</strong></em>.</p>
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		<title>La tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/05/14/la-tentazione-di-abitare-30/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 12:23:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
Come afferma Paul Virilio, oggi ogni città è al centro del mondo. Ma questo centro non è più quello dello Spazio, bensì del Tempo.
Il vero centro non è in nessun luogo e la circonferenza della globalizzazione è contemporaneamente ovunque, al punto che l’agglomerato urbano e metropolitano diventa il luogo di tutti gli scontri, sociali, culturali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5994" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/05/2.jpg" alt="2" width="600" height="515" /></p>
<p>Come afferma Paul Virilio, oggi ogni città è al centro del mondo. Ma questo centro non è più quello dello Spazio, bensì del Tempo.</p>
<p>Il vero centro non è in nessun luogo e la circonferenza della globalizzazione è contemporaneamente ovunque, al punto che l’agglomerato urbano e metropolitano diventa il luogo di tutti gli scontri, sociali, culturali, politici. La <em>metropolitica</em> succede alla <em>geopolitica</em>.</p>
<p>Dalle maglie di una lettura zenitale del territorio sfuggono sempre di più alcuni fenomeni insediativi, economici e sociali che ormai determinano con forza nuove gerarchie e forme organizzative dello spazio. Fenomeni che grazie alle politiche attuali hanno ormai acquisito una grande vastità su scala continentale, gli slums, la suburbia, gli squats e le favelas non sono più fenomeni relegati a realtà del terzo mondo.</p>
<p>Prolificano in maniera autonoma e diretta negli interstizi urbani di ogni città mondiale, che sia del sud o del nord del mondo, che sia ad est come ad ovest, sempre con le stesse modalità e con la stessa volontà di rendere abitabile il territorio.</p>
<p><em>Text and picture by <strong>Marta Orlando</strong>.</em></p>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/05/07/la-tentazione-di-abitare-29/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 13:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
IDENTITA&#8217;-LUOGHI-PERDERSI.
&#171;&#160;La perdita del luogo procede di pari passo con la perdita del linguaggio basilare, del costume edilizio e degli stili. Incisiva è soprattutto la perdita del linguaggio basilare, che indipendentemente dal costume locale rende possibile un’architettura prossima alla vita. Dato che il linguaggio formale si basa sulla conoscenza qualitativa, la prevalenza del misurabile lo annulla.&#160;&#187;
Christian [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5888" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/05/pellicole.jpg" alt="pellicole" width="613" height="587" /></p>
<p>IDENTITA&#8217;-LUOGHI-PERDERSI.</p>
<p><em>&laquo;&nbsp;La perdita del luogo procede di pari passo con la perdita del linguaggio basilare, del costume edilizio e degli stili. Incisiva è soprattutto la perdita del linguaggio basilare, che indipendentemente dal costume locale rende possibile un’architettura prossima alla vita. Dato che il linguaggio formale si basa sulla conoscenza qualitativa, la prevalenza del misurabile lo annulla.&nbsp;&raquo;</em></p>
<p>Christian Norberg-Schultz.</p>
<p>Il consistere del concetto di casa è simbolo e realizzazione della dimensione mancata della nostra epoca nomadica e in perenne transizione, che intrattiene con la memoria un complesso e contraddittorio rapporto di negazione/feticismo.</p>
<p>Se affinchè con un luogo si possa intrattenere una relazione d’uso e di significato adeguato al suo concetto, la memoria è uno dei requisiti fondamentali, quando le possibilità di riconoscimento sono menomate, se non azzerate, alla scarsa e debole identità del luogo fa riscontro la mancanza di identità culturale degli abitanti. Non soltanto l’orientamento e l’identificazione dei singoli elementi e della loro interazione viene meno, ma l’intera comprensione del senso dell’abitare risulta compromessa, con evidenti ripercussioni anche sulle modalità funzionalisti che di concepire la dimora.</p>
<p>Ne deriva una dimora dove non ci si può più radicare, e luoghi segmentati nella loro eterogeneità tra i quali non si può  che  dislocarsi necessariamente: spazi di lavoro, degli spostamenti, dell’acquisto, dello svago, della salute, della trasgressione, ciascuno con una relazione sempre più precaria, se non nulla, con il territorio reale in cui si trovano.</p>
<p>L’uso del territorio e degli edifici non comporta più ormai una precisa comprensione del loro significato, né una percezione dell’unità, dissolta nella puntiformità della funzione spaziale.</p>
<p><em>Text and picture by <strong>Marta Orlando.</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/04/30/la-tentazione-di-abitare-28/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 11:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
“Le mappe mentono sempre, i veri posti non ci sono mai.”
Herman Melville, Moby Dick
Nella cultura contemporanea, ciò che ha annullato per certi versi il concetto di identità è rintracciabile nell’organizzazione dello spazio urbano.
La facoltà umana dell’abitare è stata lobotomizzata da ciò che Heidegger ha chiamato il processo del compiersi della metafisica nella totale organizzazione tecnico-scientifica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/04/mena13.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5817" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/04/mena13.jpg" alt="mena1" width="600" height="269" /></a></p>
<p>“<em>Le mappe mentono sempre, i veri posti non ci sono mai</em>.”</p>
<p>Herman Melville, <em>Moby Dick</em></p>
<p>Nella cultura contemporanea, ciò che ha annullato per certi versi il concetto di identità è rintracciabile nell’organizzazione dello spazio urbano.</p>
<p>La facoltà umana dell’abitare è stata lobotomizzata da ciò che Heidegger ha chiamato il processo del compiersi della metafisica nella totale organizzazione tecnico-scientifica del mondo.</p>
<p>La mente locale, il concetto di identità spaziale ha oggi ragione d’essere solo nei margini dell’esistenza metropolitana, le zone indisciplinate, gli scarti della pianificazione, rappresentano una chance di abitare autenticamente lo spazio, per le loro connotazioni, per quello che sfugge nel rapporto tra centro e periferia, sempre rinnovato, tra interno ed esterno e tra noto ed ignoto.</p>
<p>Tutto ciò che la globalizzazione ha prodotto in termini di appiattimento identitario sembra sfuggire in questi luoghi, il cui liquido amniotico incontrollabile rappresenta oggi una riserva per le diversità e di conseguenza risulta il luogo dove potrebbe sopravvivere l’identità negata dalla pianificazione contemporanea.</p>
<p><em>Text and picture by <strong>Marta Orlando</strong>.</em></p>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/04/23/la-tentazione-di-abitare-27/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 12:14:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
 
Ritrarre gli oggetti anonimi, che fondano il nostro quotidiano, che si accumulano così numerosi da interferire su tutto quello che si muove nell’orbita della nostra civiltà, rappresenta un tentativo di volgere lo sguardo sul banale, sul significato intrinseco degli oggetti che possiedono la qualità di non essere notati. L’oggetto anonimo ha a che fare con  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5760" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/04/anonimo-13.jpg" alt="anonimo 1" width="504" height="184" /></p>
<p> </p>
<p>Ritrarre gli oggetti anonimi, che fondano il nostro quotidiano, che si accumulano così numerosi da interferire su tutto quello che si muove nell’orbita della nostra civiltà, rappresenta un tentativo di volgere lo sguardo sul banale, sul significato intrinseco degli oggetti che possiedono la qualità di non essere notati. L’oggetto anonimo ha a che fare con  una sostanziale non intenzionalità estetica, non ha la pretesa di essere bello, ed i criteri estetici sembrano esclusi da ogni tipo di ricerca sulla forma. Questa serie di disegni tenta perciò di svelare la potenzialità del banale, a dargli una dignità di genere, come se si trattasse di un piccolo archivio di nature morte.        </p>
<p><em>Text and drawings by <strong>Marta Orlando</strong>.</em></p>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/04/16/la-tentazione-di-abitare-26/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 12:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il tema del viaggio è onnipresente e vastissimo nell’esperienza umana, così come nell’elaborazione letteraria sin dalle origini. Alcuni dei viaggi più celebri descritti nella letteratura, partendo dall’epopea dell’eroe sumero Gilgamesh e dall’odissea di Ulisse, continuando con il viaggio immaginato da Dante nella Commedia, fino alle più recenti peregrinazioni di Pinocchio di Collodi o del Piccolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-5698" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/04/METRO-PRAGA1-300x216.jpg" alt="METRO PRAGA1" width="445" height="290" /></p>
<p>Il tema del viaggio è onnipresente e vastissimo nell’esperienza umana, così come nell’elaborazione letteraria sin dalle origini. Alcuni dei viaggi più celebri descritti nella letteratura, partendo dall’epopea dell’eroe sumero Gilgamesh e dall’odissea di Ulisse, continuando con il viaggio immaginato da Dante nella Commedia, fino alle più recenti peregrinazioni di Pinocchio di Collodi o del Piccolo Principe di Saint-Exupéry, si possono interpretare appunto come esperienze intraprese e svolte per conseguire un diverso stato, se non come percorsi iniziatici volti ad ottenere una visione della realtà più alta, prossima alla verità.</p>
<p>Il viaggio è al tempo stesso un fatto reale, che si esprime in modi e con logiche molto diverse nei differenti contesti storico-sociali, e una metafora potente: lo spostamento nello spazio che esso implica è stato associato innumerevoli volte e in molte culture all’incedere dell’uomo nel tempo, o al trascorrere della vita attraverso le sue diverse tappe (<em>homo viator</em>, si diceva nel medioevo), e specialmente al punto chiave rappresentato dalla morte e dal passaggio verso un’altra vita, ciò che sta “al di là”.</p>
<p>Qui, come in molti altri casi, la metafora spaziale supplisce la difficoltà di raffigurare il passaggio nel tempo.</p>
<p>Text and pictures by  Marta Orlando.</p>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 12:11:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
La storia futura non produrrà più rovine perché non ne ha il tempo.
Marc Augè
Sulle macerie che produrrà il futuro, si apriranno dei cantieri e insieme ad essi la possibilità di ritrovare il senso del tempo e una coscienza storica. Per ciò che riguarda i non-luoghi va detto che la loro bellezza non dipende dal senso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-5503" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/04/panorama-zero-1-300x82.jpg" alt="panorama zero 1" width="403" height="122" /></p>
<p><em>La storia futura non produrrà più rovine perché non ne ha il tempo.</em></p>
<p>Marc Augè</p>
<p>Sulle macerie che produrrà il futuro, si apriranno dei cantieri e insieme ad essi la possibilità di ritrovare il senso del tempo e una coscienza storica. Per ciò che riguarda i non-luoghi va detto che la loro bellezza non dipende dal senso estetico, ma  dalla loro funzionalità.</p>
<p>Al loro interno ci possiamo sentire soli, perduti ma rassicurati perché ne riconosciamo l&#8217;immagine,  sono troppo familiari, troppo pieni in un senso e troppo svuotati in un altro. I non luoghi hanno la bellezza di ciò che non esiste ancora ma che forse un giorno ci sarà. </p>
<p><em>Text and pictures by <strong>Marta Orlando</strong>.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/04/02/la-tentazione-di-abitare-24/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 10:19:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
La cucina.
L&#8217; idea di New Babylon di Constant di non imporre ai nomadi un&#8217;urbanità sedentaria, ma al contrario di prenderne a modello lo stile di vita per proporre al mondo intero un diverso modo di abitare lo spazio è rimasta un&#8217;utopia.
La rivoluzione non è mai arrivata e quella civiltà multiculturale che avrebbe dovuto costruire New [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-5469" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/04/droit31-300x54.jpg" alt="droit3" width="397" height="87" /></p>
<p>La cucina.</p>
<p>L&#8217; idea di New Babylon di Constant di non imporre ai nomadi un&#8217;urbanità sedentaria, ma al contrario di prenderne a modello lo stile di vita per proporre al mondo intero un diverso modo di abitare lo spazio è rimasta un&#8217;utopia.</p>
<p>La rivoluzione non è mai arrivata e quella civiltà multiculturale che avrebbe dovuto costruire New Babylon si trova oggi tra le discariche delle zone più periferiche delle nostre città e dei nostri pensieri.</p>
<p>Il campo nomadi di Alba non è stato per i Situazionisti un terreno di gioco e di partecipazione.</p>
<p>I campi nomadi sono i luoghi simbolo delle peggiori realtà urbane in cui da secoli abbiamo relegato l&#8217;altro.</p>
<p>Ci si chiede se ha ancora un senso progettare l&#8217;instabile, il transitorio, l&#8217;incerto, la risposta è che se il tema non lo si affronta in termini culturali, la progettazione di questi luoghi rimarrà ai tecnocrati di partito, o peggio alle questure.</p>
<p><em>Text and pictures by<strong> Marta Orlando.</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/03/26/la-tentazione-di-abitare-23/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 16:12:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
La camera da letto.
L&#8217;autocostruzione su terreni occupati abusivamente rappresenta una risposta ad una situazione impazzita.
Significa usare lo spazio come risorsa, in questo senso la cultura dell&#8217;abitare he si esprime negli insediamenti abusivi non esprime
una generica e romantica cultura della povertà, ma è invece quella capacità di orientamento, di fare di un posto il proprio luogo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-5354" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/03/la-camera-da-letto1-300x55.jpg" alt="la camera da letto" width="367" height="82" /></p>
<p>La camera da letto.</p>
<p>L&#8217;autocostruzione su terreni occupati abusivamente rappresenta una risposta ad una situazione impazzita.</p>
<p>Significa usare lo spazio come risorsa, in questo senso la cultura dell&#8217;abitare he si esprime negli insediamenti abusivi non esprime</p>
<p>una generica e romantica cultura della povertà, ma è invece quella capacità di orientamento, di fare di un posto il proprio luogo delle culture indigene.</p>
<p>E&#8217;  la permanenza di una facoltà culturale che si appiglia e mette radici a dissodare per forme e colori ed usi e movimenti il luogo di arrivo della propria emigrazione.</p>
<p><em>Text and pictures by <strong>Marta Orlando.</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/03/19/la-tentazione-di-abitare-22/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 11:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
Elementi architettonici strutturali, funzionali e compositivi spontanei (3)
Soluzione di facciata
Unità di abitazione
Sistema di chiusura
Sistema di chiusura (porta).
Text and picture by Marta Orlando.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5299" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/03/droit3.jpg" alt="droit3" width="600" height="97" /></p>
<p>Elementi architettonici strutturali, funzionali e compositivi spontanei (3)</p>
<p>Soluzione di facciata</p>
<p>Unità di abitazione</p>
<p>Sistema di chiusura</p>
<p>Sistema di chiusura (porta).</p>
<p><em>Text and picture by <strong>Marta Orlando</strong>.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/03/12/la-tentazione-di-abitare-21/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 13:48:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
Elementi architettoni strutturali, funzionali e compositivi spontanei. (2)
Toilette all&#8217;aperto.
Ripostiglio sul vano scala.
Armadietto ricavato da una nicchia nella muratura.
Stendiabiti provvisorio.
Text and pictures by Marta Orlando.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5063" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/03/Senza-titolo-1.jpg" alt="Senza titolo-1" width="616" height="171" /></p>
<p>Elementi architettoni strutturali, funzionali e compositivi spontanei. (2)</p>
<p>Toilette all&#8217;aperto.</p>
<p>Ripostiglio sul vano scala.</p>
<p>Armadietto ricavato da una nicchia nella muratura.</p>
<p>Stendiabiti provvisorio.</p>
<p><em>Text and pictures by <strong>Marta Orlando</strong>.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/03/05/la-tentazione-di-abitare-20/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 12:22:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
elementi architettonici strutturali, funzionali e compositivi spontanei
soluzione di facciata
superfetazione funzionale
sistema di chiusura
armadio
Text and pictures by Marta Orlando.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4907" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/03/Senza-titolo-2.jpg" alt="Senza titolo-2" width="600" height="130" /></p>
<p>elementi architettonici strutturali, funzionali e compositivi spontanei</p>
<p>soluzione di facciata</p>
<p>superfetazione funzionale</p>
<p>sistema di chiusura</p>
<p>armadio</p>
<p><em>Text and pictures by <strong>Marta Orlando</strong></em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/02/26/la-tentazione-di-abitare-19/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 15:11:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
È curioso scoprire che l&#8217;uomo che per primo sfidò le leggi religiose dando forma al segno zero, l&#8217;uni­co non riferito a cosa creata, dando così il via all&#8217;eresia dell&#8217;astrazione come co­noscenza e consentendo il calcolo scritto sia una persona anonima, non ci sono tracce che lasciano supporre il nome del portatore di questa scoperta.
Restando nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4698" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/02/5330_1186147583355_1518248341_495377_8041736_n.jpg" alt="5330_1186147583355_1518248341_495377_8041736_n" width="600" height="451" /></p>
<p>È curioso scoprire che l&#8217;uomo che per primo sfidò le leggi religiose dando forma al segno zero, l&#8217;uni­co non riferito a cosa creata, dando così il via all&#8217;eresia dell&#8217;astrazione come co­noscenza e consentendo il calcolo scritto sia una persona anonima, non ci sono tracce che lasciano supporre il nome del portatore di questa scoperta.</p>
<p>Restando nel campo dello zero, della negazione, in un campo esteso alle dinamiche sociologiche ed antropologiche che portano alla fondazione delle città contemporanee si possono rintracciare in quest’accezione tutti i significati ultimi del rapporto tra uomo e tessuto urbano.</p>
<p>Il numero positivo è proprio della creazione, della volontà divina ed umana di apporre un marchio visibile, riconoscibile, accentratore.</p>
<p>Di contro, lo zero, e da qui, i numeri negativi, sono il superamento di questa fase, la sovversione dell’ordine, una tendenza all’infinito.</p>
<p>La superficie terrestre, seppur sconfinata non è infinita, ma il ripetersi di alcuni panorami la rendono tale, la qualità dell’anonimia di alcuni edifici ed alcuni luoghi è come se tracciasse un segno circolare, ed il cerchio è l’infinito per eccellenza.</p>
<p>I teli che coprono le facciate in disuso, o in costruzione, o in riqualificazione sono uno degli esempi della qualità anonima della nostra percezione del paesaggio, qualsiasi città, che sia metropoli o piccolo centro ha, ha avuto, ed avrà sempre edifici occultati per necessità e per utilità. A volte rimangono li, oltre la durata dei lavori per così tanto tempo che risulta difficile ricordare la forma, o il colore della facciata, risulta un non luogo che si ripete all’infinito in tantissime altre città, e che ne determina il valore di panorama zero al punto di raggiungere uno stato di spaesamento nella fruizione visiva.</p>
<p><em>Text and picture by <strong>Marta Orlando</strong>.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/02/19/la-tentazione-di-abitare-18/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 01:57:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
In &#171;&#160;Architecture and disjunction&#160;&#187;  Bernard Tchumi propone una nuova triade in sostituzione di quella vitruviana.
Spazio, evento e movimento, secondo l&#8217;architetto svizzero costituirebbero oggi chiavi di lettura molto più adatte di una firmitas ormai  superata sia nel suo significato di solidità che in quello di aspirazione all&#8217;eternità, di una utilitas difficilmente discernibile nel continuo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4660" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/02/roulotte-verde1.jpg" alt="roulotte verde" width="604" height="453" /></p>
<p>In &laquo;&nbsp;Architecture and disjunction&nbsp;&raquo;  Bernard Tchumi propone una nuova triade in sostituzione di quella vitruviana.</p>
<p>Spazio, evento e movimento, secondo l&#8217;architetto svizzero costituirebbero oggi chiavi di lettura molto più adatte di una <em>firmitas</em> ormai  superata sia nel suo significato di solidità che in quello di aspirazione all&#8217;eternità, di una <em>utilitas </em>difficilmente discernibile nel continuo cambiamento di usi e obiettivi, di una <em>venustas </em>inafferrabile e ampiamente emarginata dallo stesso campo di riflessione artistica.</p>
<p>La nozione di evento, con il suo carattere mutevole e aleatorio, mette in crisi ogni idea di forma espressa attraverso assetti definitivi, ponendo in rilievo quello che accade e soprattutto quello che può accadere in un qualsiasi spazio, anche al di là delle previsioni.</p>
<p>È evidente, in questo sforzo di trasformazione della disciplina, non solo il tentativo di mantenersi in contatto con una realtà in costante e accelerata mutazione evolutiva (cfr. Paul Virilio,A landscapes of events), ma anche di ampliare la capacità dell&#8217;architetto di rispondere a situazioni che sfuggono alle sue capacità di comprensione e intervento. Si tratta di un approccio che rispetto al sistema di sicurezze che regge la pratica del progetto architettonico risulta tanto destabilizzante quanto aperto a nuovi sviluppi, dove alla intenzione di suddividere e confinare si sostituisce la ricerca e l&#8217;amplificazione del possibile, dell&#8217;inaspettato.</p>
<p><em>Text and picture by <strong>Marta Orlando.</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/02/12/la-tentazione-di-abitare-17/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 17:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[

Panta rei. 
Un aspetto fondamentale nel processo di cambiamento del modello abitativo  è legato all’apertura della nostra cultura tradizionale alle influenze provenienti da altre culture, come quella americana o orientale, che la velocità dei mezzi di comunicazione e il sistema economico ormai organizzato su scala mondiale e non più legato alle economie locali hanno reso più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4538" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/02/la-chanson-des-vieux-amants-bw-print-35x50-cm-2008.jpg" alt="la chanson des vieux amants (bw print, 35x50 cm, 2008)" width="464" height="845" /></p>
</p>
<p>Panta rei. </p>
<p>Un aspetto fondamentale nel processo di cambiamento del modello abitativo  è legato all’apertura della nostra cultura tradizionale alle influenze provenienti da altre culture, come quella americana o orientale, che la velocità dei mezzi di comunicazione e il sistema economico ormai organizzato su scala mondiale e non più legato alle economie locali hanno reso più vicino.</p>
<p>Si sono quindi sostituiti ai valori classici di stabilità e curabilità, da sempre legati all’architettura, nuovi concetti come temporaneità, flessibilità e mobilità.</p>
<p>La casa contemporanea può facilmente diventare una dimora temporanea, emblema della mobilità che caratterizza la nostra epoca.</p>
<p>Di conseguenza l’uomo, in funzione della temporaneità diventa, o ritorna nomade, attraversa quotidianamente frontiere culturali, fisiche ed immateriali, per adeguarsi alle condizioni di flessibilità di vita e di lavoro.</p>
<p>La trasformazione della vita quotidiana e la natura delle forme urbane diventano i fulcri della contestazione portata avanti da gruppi come il Team Ten, o i Situazionisti, o singoli come Buckminster Fuller e Yona Friedman.</p>
<p>Si ricercano nelle loro esperienze  nuovi modi di vivere e di abitare lo spazio fisico, una maggiore partecipazione e comunicazione che portino alla creazione di una società nuova, finalmente svincolata dalla rigidità propria del movimento moderno e più vicina ai sensi.</p>
</p>
<p><em>Text and picture by <strong>Marta Orlando</strong>.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/02/05/la-tentazione-di-abitare-16/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 00:44:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nell’epoca della postmodernità o della surmodernità, per dirla con Marc Augè,  lo spazio è stato privato della propria storia. Il disprezzo o l’indifferenza per il vissuto dei luoghi, hanno promosso gli spazi a luoghi di consumo premeditato, di attese preconfezionate, di desideri effetto random. L’identità pubblica di una chiesa è la tabella indicante nome e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-4463" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/02/contenitore-300x206.jpg" alt="contenitore" width="409" height="279" /></p>
<p>Nell’epoca della postmodernità o della surmodernità, per dirla con Marc Augè,  lo spazio è stato privato della propria storia. Il disprezzo o l’indifferenza per il vissuto dei luoghi, hanno promosso gli spazi a luoghi di consumo premeditato, di attese preconfezionate, di desideri effetto random. L’identità pubblica di una chiesa è la tabella indicante nome e secolo, la spiegazione dettata da una guida turistica virtuale per mezzo di auricolari, un quadro di cui si ha avuto già notizia leggendo un libro d’arte o un saggio critico.</p>
<p>Il paesaggio non viene più vissuto, ma attraversato, e ci si imbatte sempre più frequentemente in edifici che possiedono solo una pelle, che configurano questo paesaggio, in contenitori senza destinazione d’uso, vuoti, bianchi e perfettamente inutili.</p>
<p>Quintali di cemento e ferro sono lì in attesa di un completamento,ci si chiede, a distanza di anni perché siano stati costruiti, o perché non vengono smantellati, eppure rimangono lì, immobili a dare forma a luoghi che resteranno modificati per sempre.</p>
<p>Edifici come questi sono emblematici della condizione dell’uomo contemporaneo, lo spazio vuoto è lo spazio in cui ritrovarsi,  annulla ogni imperativo, disorienta la storia, prospetta una via di fuga.</p>
<p>Proust abbandonando la casa materna è angosciato, l’uomo postmoderno vuole curare Proust , e ha messo a punto una visione che annulla le differenze, che soddisfa le aspettative, che vince l’angoscia, l’horror vacui,la globalizzazione imperiale dei valori del mondo postbellico.</p>
<p>È difficile che un progetto sia istituzionale che urbanistico riesca a controllare e a regolamentare il caos delle periferie, uno dei contributi di rilettura di questi tessuti sono affidati puramente all’attraversamento di questi vuoti, e all’interpretazione intellettuale che può scaturirne. Ancora una volta ci troviamo di fronte a liquidi amniotici, difficili da gestire, la cui vera vocazione potrebbe essere proprio quella del Caos di Esiodo.</p>
<p><em>Text and picture by <strong>Marta Orlando</strong></em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/01/29/la-tentazione-di-abitare-15/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 11:21:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
“…supporre ancora l’atemporale e sapere tuttavia che noi siamo tempo, che produciamo tempo, concepire l’idea di eternità e prediligere il nostro nulla, derisione da cui emergono sia le nostre ribellioni, sia i dubbi che nutriamo nei loro confronti…”
E.M. Cioran
Archizoom nel 1970 propone No-Stop City . Si tratta di un edificio abnormemente ingrandito, tanto da diventare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-4357" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/01/fiction-300x226.jpg" alt="fiction" width="370" height="278" /></p>
<p><em>“…supporre ancora l’atemporale e sapere tuttavia che noi siamo tempo, che produciamo tempo, concepire l’idea di eternità e prediligere il nostro nulla, derisione da cui emergono sia le nostre ribellioni, sia i dubbi che nutriamo nei loro confronti…”</em></p>
<p>E.M. Cioran</p>
<p>Archizoom nel 1970 propone No-Stop City . Si tratta di un edificio abnormemente ingrandito, tanto da diventare, di fatto invisibile nei suoi confini. All&#8217;interno é uno spazio vuoto cablato, climatizzato e protetto dagli agenti atmosferici che può essere utilizzato per praticarvi qualsiasi attività; una distesa antropizzata dove tutto si muove, ma dove è possibile ritagliarsi un àmbito, una sosta al proprio errare nomadico. Precedenti di No-Stop city sono il supermercato e l&#8217;officina con i loro spazi indistinti dove gli addetti o le merci circolano liberamente, cambiando nel tempo le loro reciproche posizioni e configurazioni. Ma sono proprio le dimensioni dilatate di No-Stop City che permettono tre nuove possibilità.</p>
<p>Primo. Annullano la differenza tra architettura e urbanistica mostrando che, in una società fatta di flussi e di relazioni, non vi è che un problema: la gestione dello spazio unico della comunicazione.</p>
<p>Secondo. Oppongono alla logica dell&#8217;existenz minimum, fatta di muri e di barriere che delimitano ambienti angusti e tayloristicamente organizzati, quella della libertà del corpo e degli oggetti nello spazio illimitato.</p>
<p>Terzo. Denunciano, attraverso l&#8217;attenzione per ciò che è immateriale, effimero, mutevole, la fine dell&#8217; architettura tradizionale intesa come composizione di oggetti, di forme, di stili.</p>
<p>Liquidata con poche e sprezzanti parole da Manfredo Tafuri (&nbsp;&raquo;mostruoso connubio tra anarchismo populista e istanze liberatorie attinte dal Maggio francese&nbsp;&raquo;) No-Stop city ha influenzato la più avanzata ricerca architettonica contemporanea: dall&#8217; infinitamente flessibile &#8211; almeno, nelle intenzioni- Centro Pompidou di Piano, Rogers e Franchini, sino alle ricerche di Koolhaas sul Bigness, sulla Generic City, sulla trasparenza.</p>
<p>Questo è il punto di partenza per i super-luoghi del terzo millennio.</p>
<p>Le mappe di google earth e street view definiscono virtualmente aereofotogrammetrie che se da un lato offrono il massimo della definizione,dall’altro sanciscono la fine della percezione dello spazio a misura d’uomo.</p>
<p><em>Text and picture by <strong>Marta Orlando</strong></em><strong>.</strong></p>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/01/22/la-tentazione-di-abitare-14/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 15:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
“Lo spazio prende forma quando cominciamo a guardarci attorno”.
Lewis  Baltz
Quando si pensa allo spazio si prendono in considerazione solo gli elementi che possono contenerlo.
Poiché lo spazio è invisibile, la preoccupazione dei progettisti verte solo sul suo opposto, l’oggetto fisico, e quindi l’architettura.
Ma lo spazio non è un concetto empirico, pertanto la sua rappresentazione non può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="size-full wp-image-4426 alignnone" title="B-300x204b" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/01/B-300x204b.jpg" alt="B-300x204b" width="300" height="204" /></p>
<p><em>“Lo spazio prende forma quando cominciamo a guardarci attorno”.</em></p>
<p>Lewis  Baltz</p>
<p>Quando si pensa allo spazio si prendono in considerazione solo gli elementi che possono contenerlo.</p>
<p>Poiché lo spazio è invisibile, la preoccupazione dei progettisti verte solo sul suo opposto, l’oggetto fisico, e quindi l’architettura.</p>
<p>Ma lo spazio non è un concetto empirico, pertanto la sua rappresentazione non può nascere dal fenomeno esterno ma l’esperienza esterna è essa stessa possibile prima di ogni sua percezione e rappresentazione.</p>
<p>Quando non esistono contenitori in uno spazio vuoto, che definiscono alcuna vocazione d’uso è lo stesso vuoto che deve in qualche modo assoggettarsi una forma. E con la forma si sottende un significato, seppure embrionale, da attribuire al vuoto.</p>
<p>Le periferie sono dense di residui urbani ancora in attesa.</p>
<p>Sono lì sospesi, tesi sopra il tempo, e in maniera anarchica e disarticolata con l’intero contesto tendono ad essere qualcosa.</p>
<p>Un contenitore negativo, un’assenza presente.</p>
<p>Terreni incolti, abbandonati, improduttivi percepibili solo con la vista, rappresentano tutt’ora una riserva per le diversità botaniche, e saltuariamente, in modalità provvisoria anche per le diversità umane, ricovero e rifugio per gente invisibile ai più.</p>
<p>Le loro tracce sono appena percettibili, lo spazio vuoto si fa portatore di significati, seppure incerti, reali.</p>
<p>L’architettura costruita, destinata alle grandi masse scompare in questi luoghi, cede il posto all’incerto, al non definito, al vuoto cosmico che ha l’instabilità di un liquido amniotico e che pertanto può diventare tutto ciò che vuole diventare.</p>
<p><em>Text and picture by <strong>Marta Orlando</strong>.</em></p>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2010/01/15/la-tentazione-di-abitare-13/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 14:38:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
La foto di questo post può essere stata scattata ovunque.
Esiste ancora, nelle periferie l’architettura anonima, un’architettura senza architetti, come la definisce Bernard Rudofsky, o quella delle funzioni quotidiane, proposta da Christopher Alexander, un’architettura improntata sul consumismo inconsapevole e senza forma, come emerge dalle fotografie di Dan Graham o nelle installazioni di Guillaume Bejl, quella che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-4176" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/01/dr-300x203.jpg" alt="dr" width="300" height="202" /></p>
<p>La foto di questo post può essere stata scattata ovunque.</p>
<p>Esiste ancora, nelle periferie l’architettura anonima, un’architettura senza architetti, come la definisce Bernard Rudofsky, o quella delle funzioni quotidiane, proposta da Christopher Alexander, un’architettura improntata sul consumismo inconsapevole e senza forma, come emerge dalle fotografie di Dan Graham o nelle installazioni di Guillaume Bejl, quella che resiste nelle società agricole preindustriali, corpi stereometrici messi alla prova nel linguaggio di Aldo Rossi o Giorgio Grassi e nel nuovo minimalismo.</p>
<p>Di fatto, nessuna architettura può essere concepita come anonima nel momento in cui, perdendo la sua innocenza, è ancora riconoscibile la firma del progettista, oppure, quando manca questa, è la stessa vocazione d’uso che densifica il significato della forma, qualsiasi frequentazione del luogo o dell’edificio di per sé impedisce e dissolve l’anonimità.</p>
<p>L’episodio  biblico della costruzione della torre di Babele è una metafora ancora efficiente, dopo la caduta della torre globale, accentratrice, gli uomini si dispersero sulla terra ed è così che è nato il  concetto di locale, tante piccole torri cariche delle identità di popoli diversi tra loro  sono nate ovunque, e continuano ad essere erette. Non poche città aspirano a diventare la Babele del terzo millennio,  costruendo il grattacielo più alto, calcolando quanti abitanti nascono in un secondo, per competere, per distinguersi e per darsi un nome, la medesima aspirazione dei babelici della Genesi.</p>
<p>Gli edifici delle archistar prolificano ovunque, e fanno si che intere città subiscano l’invasione turistica e del mercato globale, è il caso, ad esempio del Guggenhaim di Bilbao di Gehry, una città fatta di porti, di pescatori, è diventata nel giro di pochi anni un polo turistico di rilievo planetario.</p>
<p>E quanto più cresce il prestigio di alcuni luoghi, più l’anonimato delle periferie è leggibile, il divario è incolmabile, eppure esiste e deve resistere una qualità dell’anonimato, una percezione di queste cartoline del nulla, del banale, negli edifici così come nella weltanshauung degli uomini ,  sono stati proprio i progetti anonimi a cambiare la vita all’uomo, si pensi anche a piccoli oggetti di uso quotidiano, come le graffette, come le cerniere lampo, il design di una lampadina, di una biro, delle pile stilo, dei chiodi, si potrebbe continuare all’infinito con questi elementi, che con il movimento dada hanno avuto il massimo del rilievo e della sublimazione,  ma che fuori da questo contesto storico ed estetico non possono e non devono passare in secondo piano, nel quotidiano, rispetto  al design firmato e di tendenza.</p>
<p><em>photo and text by <strong>Marta Orlando</strong></em>.</p>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 13:25:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
&#171;&#160;La casa è un organismo in diretto rapporto con l&#8217;uomo, è la sua continuazione nell&#8217;ambiente esterno, la sua affermazione nello spazio&#160;&#187; &#8216; Giancarlo De Carlo.
La nostra cultura e la nostra società hanno subito, nel corso dell&#8217;ultimo secolo profondi cambiamenti, che hanno sostanzialmente modificato il nostro approccio verso le tematiche dell&#8217;abitare e del vivere cittadino. All&#8217;interno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4105" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/01/fiori1.jpg" alt="fiori1" width="599" height="449" /></p>
<p><em>&laquo;&nbsp;La casa è un organismo in diretto rapporto con l&#8217;uomo, è la sua continuazione nell&#8217;ambiente esterno, la sua affermazione nello spazio&nbsp;&raquo; &#8216; </em>Giancarlo De Carlo.</p>
<p>La nostra cultura e la nostra società hanno subito, nel corso dell&#8217;ultimo secolo profondi cambiamenti, che hanno sostanzialmente modificato il nostro approccio verso le tematiche dell&#8217;abitare e del vivere cittadino. All&#8217;interno del dibattito architettonico, il tema dell&#8217;abitazione, soprattutto quella a basso costo, è stato dimenticato negli ultimi decenni del secolo scorso, spesso in favore dell&#8217;architettura dai temi che possono muovere grandi capitali, assolvere funzioni referenziali, contribuire a determinare la ribalta dello starsystem, da questa stessa alimentati. Nel loro complesso, le problematiche attuali connesse al tema dell&#8217;alloggio rispecchiano i mutamenti epocali che stanno avvenendo in modo sempre più veloce, sempre più globale, che mettono in campo richieste sempre meno standardizzabili, ma che comunque non possono sottrarsi alla scala dei grandi numeri.</p>
<p>Si sono sostituiti quindi ai classici valori di stabilità e durabilità, da sempre legati all&#8217;architettura, nuovi concetti come temporaneità, flessibilità, mobilità. La casa contemporanea può facilmente diventare una dimora temporanea, emblema della mobilità che caratterizza la nostra epoca.</p>
<p>L&#8217;uomo in funzione della temporaneità diventa, o forse ritorna, nomade, attraversa quotidianamente frontiere culturali, fìsiche e immateriali, per adeguarsi alle condizioni di flessibilità di vita, e anche flessibilità di lavoro.</p>
<p>Chiaramente anche in questo caso, sotto la medesima etichetta di squat vengono raccolte differenti esperienze, che hanno anche un valore politico e sociale estremamente diverso, ma che tuttavia partono dal medesimo bisogno: la ricerca di una casa. Questi casi di architettura per così dire &laquo;&nbsp;anarchica&nbsp;&raquo;, seppure tutte o quasi, forme di autocostruzione, spesso illegali e al limite della dignità umana, rappresentano dei modelli di insediamento interessanti, che offrono una risposta autoprodotta ad un bisogno reale di abitazioni a basso costo e immediatamente disponibili, problemi che affliggono anche le nostre città e cui tutt&#8217;oggi non si è ancora stato in grado di rispondere, forse proprio perchè vi è un rifiuto di adottare forme diverse di abitazione da quelle tradizionali.</p>
<p>E così, anche all’interno di strutture inospitali, non si rinuncia al tentativo di estetizzare, di rendere accogliente l’occupazione abusiva di immobili, o di parti di essi, dove manca l’accesso ai servizi primari, ma non si rinuncia ad una fioriera o alle tende alle finestre, malgrado non ci siano reti fognarie, o elettricità, le persone che ci vivono hanno come priorità il bisogno di avvicinarsi all’archetipo di casa, e gli interventi che si operano sono mutuati dal modello di casa occidentale.</p>
<p><em>Text and picture by <strong>Marta Orlando</strong></em>.</p>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 16:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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Terzo paesaggio?
 “Ma credo ancor sempre, e seriamente, non per gioco a differenza di allora, nella forza dei luoghi. Credo nei luoghi, non quelli grandi ma quelli piccoli, quelli sconosciuti, in terra straniera come in patria. Credo in quei luoghi, senza fama né risonanza, contraddistinti forse dal semplice fatto che là non c&#8217;è niente, mentre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3959" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2010/01/Pubblicazione1droit.jpg" alt="Pubblicazione1droit" width="599" height="308" /></p>
<p>Terzo paesaggio?</p>
<p><em> “Ma credo ancor sempre, e seriamente, non per gioco a differenza di allora, nella forza dei luoghi. Credo nei luoghi, non quelli grandi ma quelli piccoli, quelli sconosciuti, in terra straniera come in patria. Credo in quei luoghi, senza fama né risonanza, contraddistinti forse dal semplice fatto che là non c&#8217;è </em><em>niente, </em><em>mentre intorno c&#8217;è </em><em>qualcosa </em><em>dappertutto. Credo nella forza di quei luoghi, perché là non c&#8217;è </em><em>più</em><em> niente, e non </em><em>ancora</em><em> niente. Credo nelle oasi del vuoto, non in disparte, ma qua in mezzo alla pienezza. Sono certo che quei luoghi, pur se non fisicamente frequentati, si rifecondano sempre, già con la decisione di partire e con il senso del cammino.&nbsp;&raquo;</em></p>
<p>Peter Handke, <em>L&#8217;Assenza</em>.</p>
<p>Cosa succede nei vuoti, nei residui che l’intervento antropico lascia scoperti, negli spazi in attesa di una definizione, che forse probabilmente, non avverrà mai.</p>
<p>Possiamo considerare tutti i residui delle periferie in accezione positiva, è nostro dovere preservare queste riserve, lasciare che sia incompiuto un qualsivoglia progetto di risemantizzazione o riqualificazione urbana?</p>
<p>Il fascino che esercitano alcuni luoghi senza destinazione d’uso, il vuoto ed il senso di spaesamento è innegabile, per chi, per formazione o per vocazione è abituato ad andare oltre il bello immediato, ma siamo sicuri che il fascino del caos entropico, del non compiuto, sia di immediata leggibilità per tutti?</p>
<p>Per molti, che vivono in queste zone marginali e periferiche, il degrado è solo degrado.</p>
<p>Non si sceglie di vivere in un posto che vanta servizi inefficienti, che può fungere solo da dormitorio, in luoghi abbandonati dallo stato e dalle città, ci si vive e sopravvive proprio perche non c’è altra scelta, ed il degrado urbano influisce su quello sociale e viceversa. Un serpente che si morde la coda.</p>
<p>Più volte, durante sopralluoghi, passeggiate e photoscaping mi sono chiesta cosa significasse per me questa ricerca. Mi muove il tentativo di svelare la bellezza  nascosta da superfetazioni, da abusi edilizi, dal degrado materico di facciate corrose dagli inquinanti, mi commuove il tentativo di rendere vivibili selve fatte di plastica e di amianto, e quanto più i  luoghi sono inaccessibili ed inospitali più aumenta la mia voglia di andare oltre e di cercare i significati ultimi dell’abbandono e dell’abitabilità.</p>
<p>Il rischio più immediato è leggere la realtà secondo il proprio gusto, secondo la propria formazione, e di estetizzare la tragedia umana che si consuma in questi luoghi, il punto di partenza soggettivo non può certo essere la regola, per chi nasce, vive e muore in questi posti; è difficile spiegare ad un autoctono le suggestioni che emana lo scarto urbano in cui è costretto a vivere, così come è difficile dirgli che questi fenomeni si studiano e si ricercano allo stesso modo in cui si studiano palazzi reali e biblioteche medioevali.</p>
<p>Nel momento in cui si accetta questo rischio, e si tenta, con il proprio sguardo sulle cose di svelare ciò che ai più è invisibile, di frenare l’impatto emotivo di fronte alla tragedia, a vantaggio delle piccole cose, lontane dalle eccellenze architettoniche ed urbane.</p>
<p><em>Text and picture by <strong>Marta Orlando</strong></em></p>
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		<title>la tentazione di abitare</title>
		<link>http://droitdecites.org/2009/12/25/la-tentazione-di-abitare-10/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 00:55:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[La tentazione di abitare / Marta Orlando]]></category>

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		<description><![CDATA[
 
&#171;&#160;Dalle zone periferiche emanavano freschezza e forza, come in una perenne epoca di pionieri. Dal torpore dello sguardo ordinario, abituale, si è condotti allo spaesamento e, insieme, ad un nuovo sentimento della familiarità. Ad un guardare con occhi più attenti e, insieme, più stupiti, nell&#8217;assenza di codici conosciuti. Ogni osservazione ha bisogno di liberarsi dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-6355" src="http://droitdecites.org/wp-content/uploads/2009/12/10-assenza-1024x709.jpg" alt="10 assenza" width="569" height="338" /></p>
<p> </p>
<p><em>&laquo;&nbsp;Dalle zone periferiche emanavano freschezza e forza, come in una perenne epoca di pionieri. Dal torpore dello sguardo ordinario, abituale, si è condotti allo spaesamento e, insieme, ad un nuovo sentimento della familiarità. Ad un guardare con occhi più attenti e, insieme, più stupiti, nell&#8217;assenza di codici conosciuti. Ogni osservazione ha bisogno di liberarsi dai codici familiari che porta con sé, ha bisogno di andare alla deriva in mezzo a tutto ciò che non capisce, per poter arrivare ad una foce, dove dovrà sentirsi smarrita.&nbsp;&raquo;</em></p>
<p><strong>Gianni Celati, <em>“Verso la foce</em>”.</strong></p>
<p>La scrittura letteraria offre, spesso, delle anticipazioni di ciò che i saperi disciplinari  scoprono  solo più tardi. La riflessione sui non luoghi e sulla condizione atopica in architettura ha avuto inizio, come si è detto, all&#8217;inizio degli anni &#8216;90, influenzata da autori come Augé, Virilio, Foucault, Baudrillard,. Ma, se ci rivolgiamo al romanzo, ad esempio, scopriamo che con diversi decenni di anticipo Vladimir Nabokov (in Lolita del 1955) ci presenta descrizioni straordinariamente acute ed anticipatrici della &laquo;&nbsp;terra incognita&nbsp;&raquo; e dei non-luoghi nordamericani. Da Nabokov, che può essere considerato, uno dei &laquo;&nbsp;pionieri&nbsp;&raquo; in assoluto, si diparte una genealogia di autori, tra loro molto diversi, che hanno &laquo;&nbsp;insegnato&nbsp;&raquo; a vedere la grande provincia americana con occhi diversi (genealogia che arriva fino a Jonathan Franzen, ed oltre). Si tratta di visioni diverse dell&#8217;atopico come figura dell&#8217;assenza e dell&#8217;incognito, verso la quale gli strumenti dell&#8217;osservazione e della comprensione si mostrano spesso inadeguati.</p>
<p>Concentrare lo sguardo sui paesaggi periferici significa, dal punto di vista disciplinare, mettere a fuoco anzitutto i caratteri visibili delle profonde mutazioni del territorio prodotte dalla dispersione insediativa. Di qui il tentativo di operare una descrizione delle nuove forme di tali paesaggi. Descrivere, da questo punto di vista, è &#8211; nel senso indicato da Italo Calvino &#8211; porre un &laquo;&nbsp;problema da risolvere&nbsp;&raquo;, ossia tentare una esperienza conoscitiva che apra nuove prospettive operazionali. Ma è anche, come ci ha ricordato Georges Perec, &laquo;&nbsp;tentative d&#8217;épuisement&nbsp;&raquo;, tentativo di esaurire un tema, di descriverne le componenti e le articolazioni. Nel nostro caso, in ciò che è stato definito in modi diversissimi e spesso contradditori (da &laquo;&nbsp;città diffusa&nbsp;&raquo; a &laquo;&nbsp;urban sprawl&nbsp;&raquo;, da &laquo;&nbsp;rurbanisation&nbsp;&raquo; a &laquo;&nbsp;campagna urbanizzata&nbsp;&raquo;), la principale posta in gioco è cercare di leggere, interpretare &#8211; talvolta decifrare &#8211; tipologie, morfologie, aggregazioni che appaiono, ad un primo sguardo, prive di ogni logica.</p>
<p>È necessario, però, ribaltare il punto di osservazione. Occorre, cioè, una inversione metodologica nella posizione del problema: non sono, infatti, queste formazioni recenti ad essere prive in se stesse di una logica insediativa, ma è piuttosto la nostra difficoltà a leggerle, descriverle, interpretarle che ce la fa apparire come caotiche ed informi. La città tradizionale ci è apparsa come una entità stabile ed organizzata, con una precisa dinamica di formazione storica &#8211; ossia conoscibile &#8211; proprio grazie al fatto che la lettura di essa si è affinata sulla base di una metodologia consolidata nel tempo, grazie al contributo dei geografi urbani, degli storici, dei sociologi, degli economisti, degli urbanisti.</p>
<p>La difficoltà piu palese la si riscontra nel momento in cui ci si trova di fronte alla potenziale  o effettiva assenza di riferimenti.</p>
<p>E per riferimenti non si intendono solo quelli urbani, monumentali o culturali, quanto piuttosto a riferimenti metafisici .L’assenza è la declinazione di una perdita, una separazione, una deriva. Dalla realtà, dalla ragione e da sé stessi. E ha consistenza, il vuoto: abita, altera, invade, possiede, segna, infetta. Esiste per evocazioni di ombre, per sottrazioni.</p>
<p><em>Text and photo by <strong>Marta Orlando</strong></em>.</p>
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