la tentazione di abitare

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Le mappe mentono sempre, i veri posti non ci sono mai.”

Herman Melville, Moby Dick

Nella cultura contemporanea, ciò che ha annullato per certi versi il concetto di identità è rintracciabile nell’organizzazione dello spazio urbano.

La facoltà umana dell’abitare è stata lobotomizzata da ciò che Heidegger ha chiamato il processo del compiersi della metafisica nella totale organizzazione tecnico-scientifica del mondo.

La mente locale, il concetto di identità spaziale ha oggi ragione d’essere solo nei margini dell’esistenza metropolitana, le zone indisciplinate, gli scarti della pianificazione, rappresentano una chance di abitare autenticamente lo spazio, per le loro connotazioni, per quello che sfugge nel rapporto tra centro e periferia, sempre rinnovato, tra interno ed esterno e tra noto ed ignoto.

Tutto ciò che la globalizzazione ha prodotto in termini di appiattimento identitario sembra sfuggire in questi luoghi, il cui liquido amniotico incontrollabile rappresenta oggi una riserva per le diversità e di conseguenza risulta il luogo dove potrebbe sopravvivere l’identità negata dalla pianificazione contemporanea.

Text and picture by Marta Orlando.